vendere può far male

Vendere… può far male. Quando si guarda alle figure di professionisti della vendita si osserva sempre la facciata mai a quello che sta nel profondo della persona che si ha dinanzi. 

D’altronde, fa parte della funzione commerciale presentarsi al meglio delle proprie possibilità e rendere evidente solo il lato positivo, nel bene e nel male. 

Diciamoci la verità, quando incontriamo un venditore percepiamo subito se davanti a noi c’è un leader o un semplice impiegato che porta avanti le stesse azioni in sequenza, cliente dopo cliente. 

Esistono due figure ai nostri occhi, il venditore di successo e il venditore che non raggiunge i propri obiettivi.

Questa dicotomia immediatamente associa la persona che vende ad un pensiero positivo e l’altra ad uno negativo, dentro o fuori dai giochi e dallo sviluppo di carriera. 

Non esiste una via di mezzo, vendere non lascia dubbi, o riesci o non sei nessuno. 

Quanti signori nessuno ho incontrato in 35 anni di attività? Certamente la maggioranza rispetto a quelli che hanno fatto la differenza nelle aziende ed hanno scalato le classifiche fino a diventare top manager e guida delle stesse aziende.

Tutto questo ha una forte ripercussione nella maggioranza delle menti dell’universo dei mediocri,  o sarebbe meglio definirli normali; quelle persone che cercano di ottenere il massimo dalla propria attività ma con limitate possibilità di successo rispetto ai top performer.

Queste persone non corrispondono all’archetipo del venditore meraviglioso ma costituiscono le risorse di base di cui le aziende non possono comunque fare a meno. 

Quanti top performer, veramente bravi e capaci di ottenere qualsiasi risultato, ho incontrato nel corso degli anni? Non molti. 

Anche questi hanno, in molte situazioni, manifestato forti segnali di frustrazione e sofferenza nel mantenere sempre elevato il proprio livello di performance. 

Molto spesso, questo dedicarsi totalmente al successo, ha influito negativamente sulle loro vite familiari portandoli a scelte difficili.  

Leader e normali hanno in comune ogni nuovo giorno che inizia, e che riduce il tempo a disposizione per poter gestire le proprie azioni, presentando il conto di dover rispettare il risultato o accettare la perdita del proprio status o ruolo aziendale. 

I Sales Manager devono comprendere che la comunicazione con queste persone non può essere finalizzata solo alle percentuali di ricavi ottenuti nel mese, e che sia gli uni che gli altri, non avranno la possibilità di mantenere sempre alta la propria resilienza. 

Devono riconoscere che le vendite generano emozioni e le emozioni non manifeste scatenano reazioni che possono far male.

I rischi emotivi che si accompagnano alla vendita possono essere deleteri per la salute mentale delle vostre risorse, sia per i leader che per i mediocri. Nessuno è immune. 

Se affrontate le vostre riunioni mensili con la massima : ” Solo una cosa conta in questa azienda. Ottenere l’ordine a fine mese!  ” State trasferendo empatia motivazionale alle vostre persone, ma quante di loro, dentro, sommessamente soffrono nel sentire l’orologio del tempo iniziare a togliere loro il tempo necessario a vivere?

Se volete garantirvi una squadra coesa e risultati sicuri imparate a riconoscere le sensazioni non manifeste delle vostre risorse, parlate con loro delle loro aspettative, di quello che è veramente importante nella loro vita e scoprirete quanto stridente può essere, in certe situazioni, sentirsi dire: “ Quanto hai venduto questo mese? “.

Photo by DragonImages  in Envato Elements 

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