social selling quando condividere fa rima con prendere

Social Selling: quando condividere fa rima con prendere. 

Oggi parliamo dei contatti indesiderati generati dalla nostra presenza sui social network

Le regole per incrementare la propria visibilità e potenzialità di azione sui social network sono intelligibili a chiunque abbia un profilo su un social network.

Incrementare la propria rete di contatti per avere una platea di relazioni ampia ed efficace è uno dei punti che viene immediatamente compreso ed applicato da chiunque sia presente sui social, peccato che nella maggioranza dei casi si dimenticano netiquette, rispetto della privacy e  regole base della piattaforma di riferimento.   

Al di là delle esigenze di collezione di tipologie di nominativi o ruoli o genere,  sulle piattaforme professionali come Linkedin la facilità nello stabilire un contatto non deve MAI essere utilizzata come chiave di apertura per azioni di spamming o phishing.   

Eppure ecco alcune situazioni che avvengono costantemente nel concedere connessioni a chi “ sembra essere un contatto con un potenziale interesse per noi “ per poi rivelarsi immediatamente dopo tutt’altro:

  1. Proposta di commercializzazione diretta di prodotti o servizi o multi level marketing 
  2. Richiesta di favori di introduzione a persone con ruoli apicali per interessi diretti
  3. Invio alla propria mail linkedin di comunicazioni non richieste
  4. Iscrizione della propria mail linkedin a mailing list promozionali non richieste
  5. Inserimento del proprio nominativo in liste di discussione su temi e argomenti non richiesti 
  6. Utilizzo della propria connessione diretta come motivo di garanzia nella promozione a terzi di iniziative commerciali 
  7. Phishing nelle discussioni dei gruppi per promuovere il proprio gruppo e incrementare iscritti
  8. ….          

Per molte di queste attività indesiderate oggi le piattaforme social dovrebbero regolamentare le segnalazioni da parte degli utenti con maggior attenzione a seguito della entrata in vigore della normativa europea GDPR .

Leggendo nelle righe del testo della normativa europea rimangono ancora molte lacune nella gestione delle informazioni trattate da singoli, proprio nelle piattaforme social, come se tutta l’attenzione sul problema sia rivolta alle aziende, composte comunque da persone. 

Come reagire alle situazioni di cui sopra? 

Personalmente opero nella maniera più semplice e radicale possibile.

Se si verifica una sola delle condizioni in elenco il potere concesso dalla piattaforma di bloccare, eliminare e segnalare abusi nel comportamento viene adottato in pieno.

La rete non è un posto in cui si può porgere l’altra guancia. 

Voi che ne pensate?

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Photo by NeONBRAND on Unsplash

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